Logan: Il “Cavaliere Oscuro” di cui la Marvel aveva bisogno

Uscendo dal cinema dopo avere visto ‘Logan: The wolverine’, è impossibile non essere pervasi da una certa tristezza. Non tanto per il film in sé, quanto più perché, almeno stando a ciò che dichiara l’attore, questa sarà l’ultima volta in cui vedremo Hugh Jackman nei panni del mutante più riconosciuto e amato dal pubblico. In realtà in pochi ci credono, vista anche la confusione a cui, soprattutto dopo ‘X-Men – Giorni di un futuro passato’ (2014), è andata incontro la linea temporale del franchise cinematografico di questi eroi Marvel. Senza parlare poi del fatto che Deadpool 2 è ormai alle porte, ed è ben noto il debole che questo anti-eroe ha per Logan, che molti si aspettano comparire in forma di cameo. Nonostante ciò, la tristezza rimane: l’attore australiano ha interpretato questo personaggio per quasi due decadi, e lo ha reso vivo e “reale”, facendolo amare a diverse generazioni di pubblico. A renderla più sopportabile, per fortuna, c’è il pensiero che questo ultimo capitolo è stato un ottimo addio, e ha dato vita a uno dei film migliori di tutta la saga dei mutanti, se non dell’intero universo cinematografico Marvel.

 

‘Logan’, questo il titolo originale, più semplice e appropriato, è ambientato nella linea temporale revisionata dallo stesso Wolverine in ‘Giorni di un futuro passato’ 3 anni fa. Qui, però, ormai i mutanti sono quasi estinti: quelli che conoscevamo sono morti (probabilmente in parte a causa di Xavier, come ci viene fatto intuire nel film) e non ne nascono più da diversi anni. Logan è ormai vecchio, ferito sia fisicamente che mentalmente, i suoi giorni da eroe sono finiti da tempo. Si prende cura del professore, anch’egli molto vecchio e malato. Sono entrambi personaggi stanchi, messi fin troppo alla prova dalla vita, delle ombre di ciò che sono stati in passato.  Si prendono l’incarico (molto controvoglia, nel caso di Wolverine) di aiutare una bambina a scappare da una corporazione malvagia che la vuole a tutti i costi, e facendo questo hanno modo di riconsiderare il loro passato e loro stessi.

 

 

La prima cosa da far notare, perché è la prima cosa che salta all’occhio guardando questo film, è l’incredibile brutalità. Come si intuiva dai trailer, questa pellicola non si tira indietro su nessun fronte: tra teste mozzate, squartamenti e parolacce questo film è molto diverso dai precedenti film degli X-Men e della Marvel in generale. Ma contrariamente a quanto temevano in molti, questi elementi non sembrano mai di troppo, ma sono perfettamente allineati al tono molto più maturo e “oscuro” del film. Le sequenze di azione sono sempre mozzafiato e quasi mai gratuite, e il film si prende il tempo necessario per esplorare la psicologia di questi personaggi, in particolare di Logan.

Uno dei pareri più interessanti che ho sentito è stato “E’ un film drammatico talmente ben realizzato che quasi ci si dimentica di stare guardando un film di supereroi”. Credo che questa sia la frase perfetta per descrivere questo film: Logan non è “un film di supereroi”, almeno non come siamo abituati a concepirlo, è un film drammatico ben realizzato con sprazzi di violenza e azione e qualche super-potere. In questo film il punto focale non è la distruzione del super-cattivo o il salvataggio di New York, bensì il precorso dei tre personaggi principali, che cercano di recuperare la speranza, re-imparare ad apprezzarsi e lavorare insieme, re-imparare a essere eroi.

 

 

In definitiva Logan è un ottimo finale per l’arco narrativo intrapreso da questo personaggio 17 anni fa, coerente e maturo in molti modi. Voto: 8,5/10

Ps: Attenzione, non c’è una scena dopo i titoli di coda. Potete risparmiarvi quei 5 minuti di nomi.


Giordano Folla

Studente all'università degli studi di Torino, cinefilo e grande appassionato di stand-up comedy e tecnologia. Gestore dell'Area Social su revogeek.

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